Sappiamo benissimo che il mondo del lavoro è in continua evoluzione e con esso tutta una serie di skill richieste e ricercate. Negli ultimi anni poi, con l’avvento di internet, del machine learning (intelligenza artificiale) e con una pandemia globale, capire come emergere nel mondo del lavoro è diventata davvero una sfida ardua per tutti, con i giovani in prima linea.
Un ruolo sempre più centrale oggi è ricoperto da quelle che fino a poco tempo fa (e in Italia purtroppo anche adesso) erano considerate “soft skill”, ritenute abilità di contorno a quelle più valorizzate (ad esempio saper scrivere un codice o utilizzare uno specifico software).
Ma quali sono le skill più richieste? Per poter rispondere alla domanda cerchiamo di capire l’evoluzione del mondo del lavoro e quindi delle skill.
L’evoluzione delle skill richieste nel mondo del lavoro, dagli anni ’80 ad oggi, ha attraversato diverse fasi, che possiamo sintetizzare in tre passaggi:
- negli anni ’70/’80 era centrale il concetto di “strategia”, capire bene dove e come competere;
- dagli anni ’90 e fino al 2015 il concetto base era “l’esecuzione”, il fare le cose giuste;
- dal 2015 in poi, invece, il concetto di partenza è il problem solving complesso, ossia capire e risolvere i problemi in modo agile e creativo.
Dalla macchina digitale al lavoro digitale
Negli anni ’80, saper utilizzare (anche a livello base) un computer dava molte probabilità di trovare lavoro e apriva tantissime opportunità di carriera, venendo considerata una “hard skill”. Oggigiorno invece, quasi tutti su larga scala sanno usare un pc e il saperlo fare non rientra certo in competenze specifiche. Oggi, contrariamente a trent’anni fa, in quasi tutti i lavori si utilizza un computer e le informazioni viaggiano su internet.
Diventa quindi chiaro a tutti che siamo letteralmente immersi in una “trasformazione digitale”, diversa da quelle affrontate in passato, per tanti motivi: per la velocità e il breve lasso di tempo su cui sta agendo; per il numero crescente di persone coinvolte; per l’assenza dei confini geografici e per le opportunità (e le relative minacce) che essa comporta, ad esempio lo smartworking e la sicurezza online (ho scritto quei due articoli in proposito).
Una trasformazione così imponente richiede una radicale ridefinizione delle competenze e delle skill, ad ogni livello occupazionale.
Il futuro secondo il World Economic Forum
Per prima cosa spieghiamo cos’è il World Economic Forum. In soldoni, il WEForum è un’organizzazione internazionale per la cooperazione tra pubblico e privato, che coinvolge i principali leader politici, commerciali, culturali e i leader delle grandi società per discutere e definire le “agende” globali, regionali e industriali sui temi economici.
Secondo l’Organizzazione, la crescente adozione della tecnologia, nel mondo del lavoro e nella nostra vita in generale, comporterà il cambiamento delle competenze richieste per tutti i posti di lavoro nei prossimi anni e le lacune delle competenze già presenti, continueranno a crescere. Inoltre, per quei lavoratori che non cambieranno il proprio ruolo, la quota di competenze di base che cambierà entro il 2025 è del 40%, e il 50% di tutti i dipendenti avrà bisogno di riqualificazione.
Le 10 top skill del mondo del lavoro
Questo scenario, a dir poco mutevole, procede però secondo un’evoluzione ben precisa. Seguendo infatti questa direzione, il WEForum ha stilato la lista delle 10 skill che, dal loro punto di vista, saranno richieste da qui ai prossimi anni nel mondo del lavoro, suddivise in 4 tipologie: problem solving, self-management, lavoro in team e l’uso e lo sviluppo tecnologico.
Vediamole insieme:
Il pensiero critico e il problem solving sono in cima alla lista delle competenze che i datori di lavoro ritengono cresceranno nei prossimi cinque anni, seguendo il trend che cominciò nel 2016. Quattro delle cinque prime posizioni appartengono a questa tipologia sottolineando l’importanza, per la nostra epoca, di saper affrontare determinate situazioni e risolverle.
Negli ultimi anni poi stanno emergendo anche le competenze cosiddette in “autogestione”, come ad esempio l’apprendimento attivo, la resilienza, la tolleranza allo stress e la flessibilità.
Riqualificare i lavoratori - Il "reskilling"
La stragrande maggioranza dei leader aziendali (circa il 94%) ha dichiarato di aspettarsi che quasi tutti i dipendenti delle loro aziende acquisiscano nuove competenze sul lavoro – in netto aumento rispetto al 65% nel 2018.
Gli intervistati, stimano che circa il 40% dei lavoratori richiederà una riqualificazione di sei mesi o meno, ma questo numero è più alto per quelli del settore dei beni di consumo e quelli nel settore sanitario e del benessere personale.
Nei settori invece dei servizi finanziari e dell’energia, la percentuale di lavoratori che può essere riqualificata entro sei mesi è più bassa perché avranno bisogno di corsi più intensivi.
La formazione sarà fornita internamente secondo il 39% dei datori di lavoro. Ma, come ha osservato il professor Schwab, questo dato sarà integrato da piattaforme di apprendimento online (16% della formazione) e consulenti esterni (11% della formazione).
La pandemia ha accelerato la tendenza all’apprendimento online. Tra aprile e giugno di quest’anno, Coursera (nota piattaforma di e-learning) ha visto un aumento di circa quattro volte del numero di persone che cercano opportunità di imparare nuove competenze.
I datori di lavoro che forniscono opportunità di apprendimento online per i loro lavoratori sono quintuplicati e c’è stato un aumento delle iscrizioni di nove volte superiore degli studenti che accedono alle risorse online attraverso programmi statali.
Di quanto tempo abbiamo bisogno per aggiornare le nostre skill?
Sempre secondo la piattaforma Coursera, si è visto come sia richiesto il tempo di solo uno o due mesi per acquisire una delle sue prime 10 competenze in professioni emergenti che riguardano le persone e la cultura, la scrittura dei contenuti, e le abilità di vendite e marketing.
Gli studenti invece, potrebbero impiegare da due a tre mesi per ampliare le proprie competenze nello sviluppo dei prodotti, nell’analisi dei dati e nell’intelligenza artificiale. Mentre un programma di apprendimento di quattro mesi potrebbe aiutare le persone a passare in ruoli inerenti il cloud e l’ingegneria.
Tali cifre suggeriscono che, sebbene l’apprendimento di un nuovo insieme di competenze sia sempre più accessibile attraverso le tecnologie digitali, gli individui avranno anche bisogno del tempo e dei finanziamenti necessari per essere in grado di perseguire nuove opportunità.
Cosa fare quindi?
Dopo aver attenzionato il rapporto del WEForum e quello di Cursera, qualcuno potrebbe scoraggiarsi tra la paura della riqualificazione e quella di tornare a studiare.
La verità è che, ci piaccia o no, viviamo in un mondo e in un’epoca in continua evoluzione e ricorda: la vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia.
Frasi twitterose a parte, da bravi problem solver quali aspiriamo ad essere, dobbiamo capire che queste difficoltà ad entrare ed emergere nel mondo di lavoro, in realtà costituiscano anche delle ottime opportunità.
Infatti, lo sconvolgimento tecnologico a cui ogni giorno assistiamo, oltre a richiedere una formazione sempre maggiore ed aggiornata (nella quale io vedomolti punti positivi a favore), fornisce anche la chiave per creare nuovi posti e nuove tipologie di lavoro.
Spero che questo articolo ti sia stato utile per capire “l’andazzo” del mondo del lavoro e quanto sia importante investire su se stessi e sulla propria formazione. Se ti va fammi sapere cosa ne pensi nei commenti e condividi l’articolo sui social.
Noi ci leggiamo presto. Ciao e alla prossima!

