Smart working è un’espressione che, dal 2020, insieme a “lockdown”, “pandemia”, “DAD” e “vaccini” è entrata prepotentemente a far parte del nostro quotidiano e con la quale tutt’oggi ci confrontiamo.
Come scrissi in questo articolo, riferendomi alla progettazione BIM – “ogni trasformazione, che sia digitale o meno, come ben sappiamo richiede tempi lunghi per essere apprezzata e poi messa in pratica” – continuando con – “in condizioni particolari, però, queste trasformazioni subiscono brusche accelerazioni e i tempi di adozione diventano quasi nulli.” Questo, non riguarda solo il BIM (argomento che ti invito ad approfondire) ma riguarda anche misure come appunto lo smart working.
Che cos’è lo smart working?
Chiamato da alcuni lavoro da remoto o lavoro agile, questo strumento in pratica permette al lavoratore di ottemperare alle sue funzioni, normalmente svolte in ufficio, da casa o da un qualsiasi altro posto che non sia, appunto, l’ufficio.
E’ ovvio che questo è uno strumento che può applicarsi solo a determinati lavori e con le dovute accortezze, sia da parte dei lavoratori che del datore di lavoro. Mi piacerebbe poi, che non cadessimo nel tranello del “lavorare meno da casa”, delle “pause infinite”, ma nemmeno in quello de “da casa ti pago di meno perché non ti controllo”. Io mi riferisco allo smart working, nella piena completezza delle due parole, ma su questo punto ci torneremo più avanti.
Come si applica lo smart working?
Lo smart working è una misura che è stata adottata, in periodo di lockdown, sia da privati che dalla pubblica amministrazione.
A qualche mese di distanza, però, la tendenza sembra quella di tornare al lavoro in presenza, soprattutto nella pubblica amministrazione, come più volte ha denunciato il Segretario Generale Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche Marco Carlomagno.
Le notizie degli ultimi mesi, infatti, fanno intendere la ferma intenzione del Ministero di far rientrare tutti i lavoratori pubblici dietro lo sportello. Su questo argomento ti invito caldamente a leggere i lavori pubblicati da Marco che con precisione, passione e puntualità ne analizza tutti gli aspetti.
Il futuro che non decolla
Analizzando l’intenzione del Ministero e di molte aziende private, purtroppo, traggo questa conclusione: il futuro che non decolla.
Si, perché lasciarsi sfuggire lo smart working è da scellerati, punto.
Lo smart working, lavoro da remoto, lavoro agile o come preferisci chiamarlo tu, non è solo “non andare in ufficio”, piuttosto è un cambio di paradigma. Questo cambio di paradigma, di visione, deve però avvenire prima nella nostra mente e poi deve essere applicato a tutti i livelli e, a mio avviso, opportunamente regolato.
Lo smart working, scritto in grassetto e sottolineato, è lungi dall’essere accostato ai nulla facenti, ai fannulloni, ai furbetti, ecc. sia dalla parte di chi il lavoro lo svolge sia da chi lo delega e vuole lasciare indietro la visione medievale e retrograda del “controllore e controllato”. Smart working significa molto di più.
Smart working vuol dire: lavorare per obiettivi, assumersi più responsabilità, pensare al bene tuo e del tuo cliente, tuo e della tua azienda. Ma vuol dire anche avere la possibilità di non andare in ufficio e lavorare da dove vuoi. Vuol dire evitare ore ed ore nel traffico o sui mezzi pubblici e piuttosto fare attività sportiva, passeggiare col cane, meditare, o semplicemente dormire qualche minuto in più e caricarti per la tua giornata. Significa restituire un pò più di vita dignitosa al lavoratore che si assume più responsabilità, semplicemente.
Purtroppo, ahimè, lungo lo Stivale sembra vincere la convinzione che chi non è controllato non farà niente o poco più di niente, che lo sportello non funzioni bene o che le pretese del cliente vengano disattese. Niente di più arcaico, niente di più antico, niente di più italiota.
La mia esperienza
Nella mia esperienza ho vissuto lo smart working in prima persona come lavoratore dipendente e ho avuto a che fare con uffici pubblici che lavoravano da remoto.
Quando da un giorno all’altro ci dissero che avremmo dovuto lavorare da casa, nella mia mente e in quella dei miei colleghi qualche dubbio sul corretto svolgimento del lavoro ci ha assalito. Ma, prima che potessimo rendercene conto, ci avevano già illustrato tutta la procedura per lavorare da remoto e come poterci scambiare i file, le idee e le soluzioni, tutto a portata di click.
Dopo la prima organizzazione casalinga, ho trascorso sei mesi lavorando da casa, ho ottimizzato la mia scrivania, ho centrato gli obiettivi e fatto felice me e il mio responsabile. Non c’è stato bisogno di bacchettate, chiamate a sorpresa o mezzucci per vedere quanto stessi producendo. Avevo delle scadenze da rispettare ed era mia responsabilità professionale centrarle e portarle a termine nel mio miglior modo possibile, pur svegliandomi alle 07:45!
In ambito invece di pubblica amministrazione, ho avuto il piacere e l’orgoglio di vedere come un ufficio di Fiumicino riuscisse a risolvere una pratica telematicamente tra me, la Sicilia ed il Lazio. Con cortesia e puntualità ci siamo scambiati e-mail e pdf e in un batter d’occhio avevo tutti i documenti che mi servivano. Senza l’amato sportello davanti, senza le file interminabili e senza aver stampato un foglio di carta. Aaaaaah la tecnologia!!!
Per concludere
Questo articolo ha lo scopo e la speranza di provare a cambiare certe radicate idee tipiche dei nostri confini. Basti pensare che questa “misura quasi eccezionale” per noi, nel resto d’Europa e del Mondo, non solo viene praticata, ma viene regolata come si deve dalle istituzioni.
Lo smart working ha davvero innumerevoli vantaggi, per tutti. Dal dipendente al datore di lavoro, dall’ufficio ai mobili per la casa, dalle grandi città che respirano ai piccoli borghi che tornano a vivere, dai sorrisi in webcam alle riunioni in presenza quando servono.
Tutto questo mi auguro non sia visto come un taglio netto rispetto al “mondo dell’ufficio”, piuttosto come superamento ed implementazione, come alternativa in certi casi e come soluzione in altri.
Tornerò a parlare di questo argomento a me caro, per condividere insieme il mio modo di pensare il futuro e forse, stavolta, vederlo decollare.
Spero che ti sia piaciuto l’articolo e fammi sapere cosa ne pensi nei commenti.

