Il “vecchio” mondo industriale

“Godersi in pace una ricca eredità, passata di padre in figlio, è sempre una bella cosa: ma per i giovani, l’industria, l’abilità e la svegliatezza d’ingegno valgono più d’ogni altra fortuna ereditata.”

– Carlo Collodi –

Pensiamo per un secondo al termine industria (🏭): le prime immagini che ci vengono in mente, sicuramente, saranno quelle di una fabbrica che costruisce qualcosa o di un impianto che produce “benzina e schifezze”. 

Per una nazione come l’Italia, dove il settore industriale si è sviluppato molto tardi rispetto ad altri Paesi, l’eredità che ci è stata lasciata rappresenta oggi una delle nostre più grandi risorse, anche se con qualche affanno.

Io lavoro in questo ambito dal 2013, come progettista (👨‍💻), e prima di allora non avevo ben chiaro in testa cosa fosse l’industria, se non per le immagini di cui parlavamo prima. Una fabbrica? Produrrà auto o mobilio per la casa; una raffineria? Faranno bensina o carburante per aerei. Si fermava qui la mia conoscenza dell’industria e a qualche paragrafo dei libri scolastici.

Addentrandomi in questo mondo però, ho scoperto che oltre alle auto, alla benzina, allo smog e ai ricchi petrolieri (💸) c’è molto altro. 

A mio avviso, esiste un ormai “vecchio” mondo industriale fatto di strutture in acciaio arruginite, vecchi serbatoi (🛢), grosse tubazioni, bacini di contenimento e alti camini che, silenziosamente (o quasi), trainano il nostro bel Paese e la nostra industria.

Per certi versi un mondo affascinante, che testimonia il meglio del nostro Novecento che si protrae fino ad oggi. Un mondo che forse, per i “non addetti ai lavori”, resta un pò troppo oscuro, senza sapere come e cosa avviene al loro interno e, in fin dei conti a cosa serva realmente.

🏗 Visto il mio background e la mia esperienza, cercherò di farvi conoscere un pò più da vicino gli impianti industriali del settore Oil&Gas che, da nord a sud, caratterizzano in parte il settore secondario della nostra penisola. 

Innanzitutto partiamo dal nome. La denominazione di un vecchio impianto industriale richiama, di solito, le tipologie dei prodotti utilizzati, oppure, i cicli di lavorazione a cui sono sottoposti. Gli impianti industriali, generalmente, si suddividono in: petroliferi, petrolchimici e chimici.

– Gli impianti petroliferi, come possiamo immaginare, sono tutti quegli impianti in cui la materia principale di lavorazione è il petrolio, da cui poi si ottengono vari combustibili come: la benzina (leggera, normale e pesante); il kerosene (combustibile per navi 🚢 ed aerei ✈️); il gasolio; la nafta; i gas combustibili; ecc. Questi impianti sono caratterizzati principalmente dalla presenza di grandi serbatoi (quelli tondi, bianchi e col tetto per lo più pianeggiante che molte volte vediamo dall’autostrada riprodotti in serie) per il contenimento dei prodotti grezzi e finiti, di scambiatori di calore (apparecchi dove appunto si scambia calore tra fluidi… sì non hanno avuto molta fantasia nel nome) e dalle colonne di distillazione.

– Gli impianti petrolchimici, invece, sono quegli impianti che lavorano come materia prima il petrolio (e i suoi derivati) ma che, durante i vari processi di lavorazione, utilizzano sostanze chimiche. I prodotti finali quindi, dopo varie lavorazioni, andranno a costituire prodotti che, a livello mondiale, sono largamente adoperati. Esempio? In questi impianti vengono prodotti l’etilene, il materiale plastico (🤿), le gomme sintetiche e le fibre tessili sintetiche. A caratterizzare questi impianti, tra le tante, troviamo sempre gli scambiatori di calore (simpatici amici di chi studia termodinamica), i serbatoi (in pressione questa volta) e delle apparecchiature che vengono chiamate forni (che, intuito il lavoro che svolgono, scopriamo possono raggiungere i 30 metri di altezza, vale a dire circa un condominio di 10 piani! Easy.).

– Gli impianti chimici, infine, sono quegli impianti che, lavorando diverse materie prime, producono prodotti finiti come: l’acido solforico, l’ammoniaca e fertilizzanti vari (si sente la puzza già da qui). I reattori (come quelli nei cartoon dei Simpson?) e gli scambiatori di calore (si sono anche qui) caratterizzano questo tipo di impianti.

Questi sono, in larga scala, i vecchi impianti industriali. Adesso forse, abbiamo capito meglio cosa si lavora all’interno di queste industrie e soprattutto che cosa ne esce fuori di “utile”.

Come sappiamo però il mondo sta cambiando e, finalmente, si cercano sempre di più nuove alternative sia per gli impianti industriali che per le materie lavorate al loro interno che, come sappiamo e come possiamo facilmente immaginare, sono tra le maggiori protagoniste dell’inquinamento, sia in fase di produzione che in fase di smaltimento post utilizzo.

Se le nuove generazioni, con me in primis, vogliono davvero cambiare questo mondo, vogliono renderlo più pulito e più ecosostenibile ♻️, a mio avviso, devono prima conoscere la base da cui partire e poi, grazie alla loro “abilità e svegliatezza d’ingegno”, farlo progredire sotto una luce più green e più sostenibile. 

Il mondo, dicevano, non l’abbiamo ricevuto in eredità dai nostri padri, ma in prestito dai nostri figli.

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Alla prossima.

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