A leggere questo titolo a molti scapperà un sorriso, pensando magari: “ma chi è questo genio che per prendersi una triennale ha impiegato ben undici anni?”
Bene… questo geniaccio assoluto sono io, Antonino Gazzano, che ho da poco conseguito la laurea (triennale s’intende) in Ingegneria Civile, undici anni dopo essermi iscritto per la prima volta all’università.
92 (se non ricordo male) fu la posizione con la quale nel 2009 entrai a far parte della facoltà di Ingegneria Edile a Catania, a numero chiuso, con tante aspettative e sogni da realizzare.
92 è stato il traguardo raggiunto, la chiusura del cerchio. Non è un voto eccellente, non è il massimo che si poteva ottenere, ma di certo il mio 92 è stato sudato.
Per arrivare a quel 92 ci sono voluti: undici lunghi anni; quattro atenei cambiati e due diverse facoltà; ci sono voluti esami superati con profitto ed esami che “ci dispiace ma qui questi non valgono” oppure “salto questo appello perché devo andare a Taranto per lavoro”; ci sono volute le code all’Ersu e il tesserino della mensa; ci sono voluti i viaggi a Catania, ad Enna, a Roma, a Milano, a Bologna, a Siracusa e i ritorni di corsa a Caltagirone (la mia città natale); ci sono volute le sveglie alle 5 per studiare Analisi II per poi timbrare alle 8 a lavoro e riprenderla la sera dopo le 19; ci sono voluti professori in presenza e professori a distanza, quando non immaginavamo nemmeno la potenza devastante di una pandemia; ci sono voluti decine e decine di giustificativi per il lavoro; ci sono volute decine di bocciature e laboratori infiniti per soli tre crediti; ci sono volute le tasse e i prestiti in banca per pagare le rette; ci sono voluti centinaia di colleghi universitari e di ufficio; c’è voluta la mia Famiglia (che negli ultimi anni si è allargata); c’è voluta un po’ di fortuna e anche tanta sfiga; c’è voluto tanto, forse troppo.
Nonostante le difficoltà, gli atenei, i numerosi esami sostenuti in giro per l’Italia, i pianti, le risate e tutto quello che undici anni di carriera universitaria possono far vivere e regalare, nonostante tutto, alla fine, tra diverse soluzioni e arrangiamenti, materia dopo materia, ho raggiunto finalmente il mio obiettivo. Lo stesso obiettivo che, alla domanda della maestra all’esame di quinta elementare, era ben impresso nella mia mente: “diventare ingegnere!“
Non posso che ringraziare chi mi è stato vicino ed ha creduto in me in tutti questi anni e tutti quelli che mi hanno sempre preso in giro (in tutti questi anni). È stata dura, durissima e per questo adesso è ancora più bella.
92 buoni motivi per essere orgoglioso, 92 buoni motivi per aver tenuto botta e 92 buoni motivi per continuare a fare il mio lavoro, più di prima e meglio di prima.
Spero che questo lavoro possa rappresentare la tenacia e la determinazione che bisogna portare con sé per realizzare i propri sogni e i propri obiettivi.
