Cambiare lavoro: testa bassa e pedalare

Quando si affronta una nuova esperienza, che sia un viaggio oppure l’acquisto di un nuovo vestito, veniamo sospinti da una corrente ascensionale di adrenalina ed eccitazione mista a felicità. Abbiamo la fame di provare questa nuova esperienza, vedere se sta bene sulla nostra pelle, di confrontarci e di misurarci con essa.

Al contempo però, questa corrente ascensionale viene bilanciata da una forza gravitazionale che, in qualche modo e in misure diverse, ci fa restare coi piedi per terra. Che sia il viaggio o il nuovo vestito, questa misteriosa forza sa indurci a volte paura e altre volte sani momenti di riflessione.

Quando devi scegliere dove vivere, con chi vivere o se cambiare lavoro, la corrente ascensionale si trasforma in un vortice di emozioni che ti avvolge completamente.

Questo è quanto mi è accaduto poco tempo fa, quando ho lasciato il mio vecchio posto per intraprendere una nuova avventura. Sapevo cosa lasciavo ma, come ovvio, non sapevo cosa trovavo.

La vita ci mette difronte a scelte e opportunità e noi dobbiamo saperle cogliere, sfruttare e cavalcare.

Ho lasciato un lavoro dopo quasi otto anni, dopo aver cominciato dal basso e pian piano essermi ritagliato una mia personalissima piccola parte; dopo aver viaggiato dalla Sicilia alla Puglia, dalla Lombardia al Piemonte passando per il Lazio e finendo ad un certo punto persino in Bahrein; dopo giornate difficilissime ad altre piene di orgoglio e gratitudine; dopo aver conosciuto decine e decine di colleghi e aver avuto la fortuna, non banale, di trovare anche qualche caro amico di vita.

Dopo tutti questi anni però era arrivato per me il momento di cambiare, non senza difficoltà, non senza timori, non senza averci pensato, ma con tanta voglia di mettermi in gioco, con tanto entusiasmo e con tanta voglia di imparare cose nuove.

Per me adesso è iniziato un nuovo percorso che non vedo l’ora di esplorare e di vivere a pieno.

Ci tenevo però a ringraziare in particolare la persona che più di tutte ha contribuito alla mia crescita. Questa persona è stata la prima a starmi vicino, la prima a rimproverarmi e la prima ad elogiarmi. Una persona con cui per tre anni sono stato fianco a fianco ogni giorno, dalla mattina alla sera, e nei restanti cinque, era la prima persona che chiamavo quando ne avevo bisogno o quando, semplicemente, volevo parlare con un amico. Una persona dallo spessore tecnico e umano elevatissimo, dalla bontà ed umiltà senza pari, un uomo tutto d’un pezzo. Una grande persona, un grande tecnico, un grande leader e, soprattutto, un mio carissimo amico, che non smetterò mai di ringraziare e di chiamare “Capo”.

Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni, universitari e professionali, è che grazie al lavoro, ai viaggi e ai sacrifici, tutti abbiamo l’occasione di incontrare tanta gente e soprattutto tante belle persone che, in un modo o in un altro, ripagheranno tutte le nostre fatiche e i nostri sforzi, anche con un semplice “ehi vecchio collega, come stai oggi?

Adesso però, testa bassa e pedalare, perché c’è ancora tanta strada da fare e tanta gente da incontrare.

Di saggezze ce n’è più d’una, e tutte sono necessarie al mondo; non è male che esse si avvicendino.

Adriano, imperatore romano.

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